L’architettura del disincanto. Genesi e armonia.
Ad un certo punto, la scrittura di una canzone smette di essere solo uno sfogo istintivo per diventare un esercizio di equilibrio. Un dialogo costante tra l’artigianato – il mestiere – e l’urgenza emotiva che non invecchia mai.
“Sempre la stessa storia” è il mio modo di arrendermi all’evidenza. L’ho scritta partendo da una sensazione fisica, quasi claustrofobica: quella di provare a cambiare tutto fuori – le abitudini, le strade, persino le persone che ci stanno accanto – mentre dentro restiamo inchiodati allo stesso punto, allo stesso ricordo.
L’Anamnesi: La metrica come narrazione
La genesi del brano parte da un’esigenza ritmica prima ancora che melodica. Volevo che le strofe avessero il respiro affannoso del pensiero circolare.
La metrica dei versi (“Sembrerebbe anche troppo semplice / guardare il mondo dentro occhi diversi”) è volutamente dilatata, quasi prosastica. Ho cercato una scansione lunga, ricca di rime interne, per simulare il lavorio logorante della mente razionale. È la voce di chi si ripete: “Sono adulto, ho gli strumenti per capire”.
L’Armonia: Il ruolo della “Blue Note”
È nella struttura armonica, però, che si gioca la vera partita emotiva del pezzo. Ho scelto di impostare il brano in La Maggiore: una tonalità di per sé aperta, luminosa, che dovrebbe suggerire risoluzione e chiarezza.
Tuttavia, nel Chorus, ho operato una forzatura consapevole. Proprio nel momento di massima apertura, inserisco la terza minore (il Do naturale).
Tecnicamente la Blue Note è un prestito modale assolutamente inatteso. Nella scala di La maggiore c’è un DO#m, inserire la terza risulta emotivamente più forte, la nota “da stadio” per capirci. Quel Do naturale va a “sporcare” la solarità del La Maggiore, creando una frizione dissonante, un’ombra improvvisa in una stanza illuminata. È la traduzione in musica della malinconia: quella sensazione di qualcosa che è quasi a posto, ma dove c’è una nota dolente che non ti permette di essere felice fino in fondo.
Lo Svolgimento: La rottura della diga
Questa tensione armonica esplode nel chorus, dove rompo la discorsività delle strofe per passare a frasi brevi e urgenti: “Dimmi come fai / mentre io resto indietro”.
Se la strofa è il tentativo di controllo (LA Maggiore puro), il chorus – con quell’inserimento della terza minore – è la perdita del controllo, il graffio nell’anima che rivela la vera natura del brano.
La terza strofa e la chiusura
Nella terza strofa ho voluto chiudere il cerchio narrativo incupendo il tono. Il dolore non è più un sentimento, diventa un “calcolo”, perché è quasi matematico, chi entra nella mia vita ci gioca un po e poi prosegue la propria come nulla fosse. “Dimmi come fai, mentre io resto indietro”, “resto qui tra passato e futuro” sintetizzano perfettamente l’intenzione espressiva.
Infine, la scelta dell’Outro. Ho scelto di lasciare l’ultima parola, “ingenuità”, sospesa nel vuoto, seguita da una coda strumentale che sfuma lentamente. Volevo che la musica continuasse dove le parole avevano fallito. Perché alla fine, per quanto proviamo a spiegarci la vita con l’esperienza dei nostri anni, davanti a quell’armonia irrisolta restiamo tutti disarmati.
Realizzazione

Il brano è stato scritto interamente da me e registrato sporco con la chitarra e l’iPhone quasi a voler congelare l’urgenza. Successivamente sono passato alla DAW per realizzare quello che ancora oggi, a distanza di anni (molti) definisco un miracolo, dare vita a dei semplici accordi.
Nel tempo la tecnologia ha fatto passi da gigante e i software che già negli anni ’90 usavo per le registrazioni (Cubase su tutti) si sono trasformati in veri e propri studi di registrazione alla portata di tutti (a saperli usare). Allora era il MIDI a farla da padrona e se non avevi una buona scheda audio più che una musica da videogioco a 16 bit non ottenevi, oggi, si sfiora la perfezione.
DEMO
Nella versione definitiva ho preferito una interpretazione al femminile perché emotivamente più forte. La versione originale è la prima, le altre, sono variazioni sul tema.
Se vi va premete play, se avete le cuffie è meglio.
[Salvatore]
Il testo
[Verso 1]
Sembrerebbe anche troppo semplice
guardare il mondo dentro occhi diversi
E ci ho guardato bada fino in fondo, per cercare il giorno, in cui non manchi più
E rischiare di pensare al solito
Che è arrivato finalmente il momento
Che la mano che mi sfiora il viso porta al paradiso mentre non sei tu
Non sei tu
[Verso 2]
Sembrerebbe il tempo faccia ordine
Ma conto i passi dentro i tuoi silenzi
Mi ci perdo come fosse ieri, dentro i miei pensieri, dove vivi tu
E trovare totalmente inutile
Buttarsi dentro un altro cambiamento
Un altro corpo addosso mi sta stretto, resta solo un letto, se casa sei tu.
[Bridge]
capire che poi non c'è via d'uscita
sei il nodo e il filo di tutta la vita
strappo le pagine, cambio la scena
Ma resta sempre la stessa storia
[Chorus]
Dimmi come fai
mentre io resto indietro
Quanto tempo, quanti, quanti giorni
Senza uscirne vivo
E così resto qui
Chiuso dentro il mio muro
Fuori il mondo che va
E cosi resto qui
Tra passato e futuro
Con la mia ingenuità
[Verso 3]
Sembra che sia utile nascondersi
Tra le pieghe di discorsi persi
mi convinco adesso che sia meglio, sai restare sveglio, a non sognarti più
[Bridge]
E provare a credere al miracolo
Che il dolore sia soltanto un calcolo
questa notte passi in un secondo,
o finisse il mondo, se il mondo non sei tu.
[Chorus]
Dimmi come fai
mentre io resto indietro
Quanto tempo, quanti, quanti giorni
Senza uscirne vivo
E così resto qui
Chiuso dentro il mio muro
Fuori il mondo che va
E cosi resto qui
Tra passato e futuro
Con la mia ingenuità